I disturbi del sonno e gli incubi sono sintomi cardine nella sindrome da LONG COVID

Sono ormai numerose le indagini che mostrano la persistenza dei sintomi da Covid-19 anche per 2-3 mesi dall’insorgenza dell’ infezione. È inoltre ben noto che il sonno e l’attività  onirica dei pazienti covid subisca delle alterazioni (e.g. studi ICOSS). A partire da queste evidenze, il consorzio internazionale ICOSS (International Covid 19 Sleep Study -ICOSS-) ha realizzato una seconda indagine, volta ad identificare le alterazioni del sonno e dell’ attività onirica anche nei pazienti che riportano Long Covid.

I risultati dello studio

Lo studio appena pubblicato su Journal of Sleep Research (http://doi.org/10.1111/jsr.13789) rappresenta la prima indagine sistematica sul ruolo del sonno nella sindrome Long Covid sul campione Italiano. Nello specifico, le caratteristiche sociodemografiche, covid-relate, ipniche e oniriche di un gruppo di pazienti Long Covid (almeno due sintomi post acuti duraturi da almeno tre mesi) sono state confrontante con quelle di un gruppo di pazienti definiti Short Covid (al massimo un sintomo post acuto). È stato osservato che il gruppo dei Long Covid era maggiormente rappresentato da donne, composto da individui con età media maggiore rispetto agli Short Covid e coerentemente, la categoria lavorativa meno rappresentata nei Long Covid erano gli studenti. Inoltre, il gruppo Long Covid risultava aver avuto maggiori conseguenze negative a livello finanziario rispetto al gruppo Short Covid. Sebbene i partecipanti avessero avuto per lo più un Covid  di lieve o moderata entità e fossero stati trattati a casa, le percentuali di pazienti con Covid severo e trattato in ospedale tendeva ad aumentare nel gruppo Long Covid.

Gli individui con più di un sintomo persistente riportavano una ridotta qualità del sonno, maggiore sonnolenza diurna, inerzia del sonno, sonnellini diurni, sintomi di insonnia, sintomi di apnea del sonnoe incubi rispetto agli Short Covid. Tali variabili risultavano predire correttamente la classificazione degli individui nei due gruppi nel 77% dei casi. 

Il presente studio ha inoltre rilevato quali fossero i predittori di tali alterazioni del sonno nel gruppo di pazienti con tale sindrome. La numerosità dei sintomi persistenti, variabili psicologiche (e.g., ansia e stress) e l’età risultavano essere le variabili determinanti delle alterazioni ipniche e oniriche nella condizione Long Covid. 

Conclusioni

Complessivamente, questi riscontri confermano che specifiche caratteristiche del sonno e la frequenza degli incubi sono parte del profilo clinico della sindrome Long Covid. Inoltre, ono modulate sia da fattori di tratto che di stato. 

Per tale ragione, appare opportuno considerare le alterazione del sonno e dell’esperienza onirica tra i sintomi cardine del Long COVID. Dunque è importante sollecitare un attento monitoraggio e lo sviluppo di appropriati trattamenti.

Serena Scarpelli, comitato editoriale AIMS

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