I disturbi del sonno pre-infezione rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo di sintomi di long COVID

La World Health Organization stima a livello globale oltre 760 milioni di casi confermati di COVID-19. Sebbene la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità abbia recentemente ufficializzato la fine dell’emergenza sanitaria, l’allarmante prevalenza di sintomi di long COVID potrebbe produrre una seconda crisi sanitaria, andando a interessare fino a 4 sopravvissuti al COVID-19 su 10 (O’Mahoney et al., 2023).
L’eziologia del long COVID rimane ancora poco compresa e pochi sono i fattori di rischio attualmente riconosciuti. Il sonno gioca un ruolo cruciale nella regolazione del sistema immunitario e nelle risposte infiammatorie dell’organismo (Garbarino et al., 2021). Recenti studi hanno individuato proprio nell’infiammazione cronica e nella disregolazione immunitaria alcuni dei meccanismi fisiopatologici alla base dei sintomi di long COVID (Phetsouphanh et al., 2022).
In quest’ottica, i disturbi del sonno potrebbero svolgere un ruolo significativo nella predisposizione ai sintomi che seguono nel lungo termine l’infezione da SARS-CoV-2.
A gettare luce sull’inesplorata relazione tra disturbi del sonno pre-infezione e long COVID è un nuovo studio italiano (Salfi et al., 2023) appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain, Behavior, and Immunity, giornale ufficiale della PsychoNeuroImmunology Research Society, condotto dai ricercatori del Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e Neuroscienze Cognitive dell’Università degli Studi dell’Aquila.
Lo studio prospettico ha coinvolto un campione di oltre 700 persone con infezione da SARS-CoV-2 che sono state valutate in due occasioni: prima dell’infezione (Aprile 2020) e dopo aver contratto il virus (Aprile 2022). Nella valutazione iniziale, sono stati misurati la qualità/durata del sonno e i sintomi di insonnia utilizzando il Pittsburgh Sleep Quality Index e l’Insomnia Severity Index, strumenti internazionalmente riconosciuti per la valutazione dei disturbi del sonno. Nella valutazione di follow-up, i ricercatori hanno valutato la presenza di un’ampia gamma di sintomi tipici di long COVID (psichiatrici, neurologici, cognitivi, fisici e respiratori) che sono stati esperiti a distanza di uno e tre mesi dalla fase acuta della malattia, così come gli effettivi tempi di recupero per ritornare al pieno livello di funzionalità pre-contagio.
La ricerca ha dimostrato come una scarsa qualità del sonno, i sintomi di insonnia, e una ridotta durata del sonno prima dell’infezione da SARS-CoV-2 siano associati alla manifestazione di un maggiore numero di sintomi a lungo termine post-COVID-19. Inoltre, i disturbi del sonno rappresentano un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di pressoché tutti i sintomi di long COVID esaminati, oltre che determinare maggiori tempi di recupero funzionale.
Ad oggi, milioni di sopravvissuti al COVID-19 si trovano a convivere con un ampio spettro di manifestazioni cliniche che interferiscono con la loro vita quotidiana e compromettono persino la loro capacità di riprendere una routine lavorativa regolare, sovraccaricando i sistemi sanitari internazionali con ingenti costi sociali ed economici.
I risultati della ricerca aggiungono un importante tassello alla comprensione della sindrome di long COVID, favorendo l’identificazione di popolazioni a rischio e aprendo la strada a possibili interventi preventivi.

In quest’ottica, il prossimo step è sicuramente quello di valutare se interventi mirati al miglioramento della qualità e durata del sonno possano ridurre le sequele del COVID-19. Le implicazioni potrebbero essere di vasta portata, alla luce della preesistente epidemia di disturbi del sonno che affligge la nostra società, situazione ulteriormente peggiorata proprio durante il periodo pandemico.

Riferimento bibliografico:

Salfi, F., Amicucci, G., Corigliano, D., Viselli, L., D’Atri, A., Tempesta, D., & Ferrara, M. (2023). Poor sleep quality, insomnia, and short sleep duration before infection predict long-term symptoms after COVID-19. Brain, Behavior, and Immunity.

Federico Salfi, socio AIMS
Michele Ferrara, consigliere e membro del comitato scientifico AIMS

Ulteriori approfondimenti utili nel sito:

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